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RIONERO, L’AGLIANICO COME PROPULSORE DI CULTURA E CIVILTÀ
Rionero in Vulture 04 dicembre 2008 alle 11:59:00

Cultura e civiltà contadina si incontrano nel nome di un vino: l’Aglianico. È questo il senso della nascita a Rionero in Vulture del Centro della Civiltà dell’Aglianico.

Cultura e civiltà contadina si incontrano nel nome di un vino: l’Aglianico. È questo il senso della nascita a Rionero in Vulture del Centro della Civiltà dell’Aglianico. L’iniziativa, promossa dal Gal del Vulture Alto Bradano (il Gal, gruppo di azione locale, è una società consortile pubblico/privata per promuovere lo sviluppo sostenibile e integrato del proprio territorio di riferimento), viene spiegata dal presidente del Gal, Francesco Perillo: “ Si tratta di un luogo antropologico che vede la luce, in forma compiuta e didascalica, per capire, incontrare, conoscere il territorio ed i suoi protagonisti. Sarà aperto a visite guidate anche per le scolaresche, alle varie sezioni, su più livelli espositivi, tutti i giorni tranne il sabato”. 


Un museo che, in nome del vino più prestigioso lucano, allarga gli interessi all’intera civiltà contadina. Attrezzi rustici per i lavori delle varie stagioni (mietitura dei cereali, vendemmia delle uve fra cui Aglianico doc, Moscato, Malvasia), raccolta delle olive cultivar Ogliarola del Vulture, castagne ed altri prodotti tipici per raccontare la magia di un tempo indimenticabile. Ma non solo. Il gioiello della dimora marchesale è rappresentato dalla vecchia Biblioteca appartenuta al senatore Giustino Fortunato. Oltre ai fondi librari della “Moderna” e della sezione “Basilicata” per un totale di circa venticinquemila volumi, cinquecentine comprese. Nel "centro" esporranno i loro prodotti alcune cantine del comprensorio, aziende olearie, cerealicole. casearie, trasformazione castagne, acque minerali, prodotti da forno, oltre ad aziende agrituristiche e fattorie didattiche dell’area. La mostra è divisa in tre sezioni per rivivere attraverso gli strumenti originali, la vita contadina e la vita quotidiana di un tempo degli abitanti del Vulture. In particolare si possono ammirare gli attrezzi propri utilizzati nei campi, per la mietitura, adoperati per la tradizionale uccisione del maiale e per la produzione del vino.


 Il Centro è situato nei locali dello storico Palazzo Fortunato e si propone di rappresentare, in maniera tangibile, l'area del Vulture attraverso i suoi prodotti simbolo (castagne, vino, formaggio, olio, miele e acqua) diventando, così, punto di riferimento per le imprese, per i soggetti coinvolti nei processi produttivi e per la comunità rurale. Il Centro della Civiltà dell'Aglianico fa rivivere le antiche sale, le scuderie e le cantine della suggestiva struttura. Ambienti modernamente attrezzati per l'attività del centro di documentazione della civiltà rurale del Vulture sono a disposizione di studenti, turisti e di quanti desiderano approfondire ed avvicinarsi alla cultura di un luogo e di un popolo che vanta radici storiche e tradizioni di grande fascino e valore.


Si legge nella presentazione del Centro: “Possediamo numerose risorse: i prodotti della terra, della nostra terra a cui tutti apparteniamo, e tuteliamo gelosamente, le industrie di trasformazione qualificate e decorosamente rispettose delle nostre tradizioni, risorse naturali e storiche per un turismo di qualità. Possediamo botteghe dell'artigianato locale, potenziali risorse sconosciute e comunque presenti. Tutto questo lo conosciamo? Per comprendere le tradizioni rurali, il nostro futuro e il nostro territorio, per mostrare luoghi d'arte e di produzione, per stimolare nel nuovo turista a visitare la chiesa rupestre e il laboratorio di cioccolatini, la cantina e il museo archeologico. Per leggere, ascoltare, gustare e toccare la tua storia in un unico percorso dei sensi e della memoria! Saranno realizzate delle degustazioni a tema con le aziende presenti all'interno del Centro della Civiltà”. 


In questo modo l’Aglianico diventa propulsore di cultura e civiltà locali. La storia vitivinicola lucana, attraverso il vino suo più rappresentativo, affonda le radici tra il quinto e il sesto secolo avanti Cristo, quando i greci introducono in Lucania nuovi vitigni e tecniche più avanzate. La varietà più coltivata è il vitigno “ellenico”, oggi volgarizzato in “aglianico”, appunto di importazione greca. La foglia di questo vitigno è di media grandezza e dal colore verde cupo. Il grappolo è anch’esso di media grandezza, abbastanza compatto, non sempre alato, cilindrico o conico.


L’acino è sferoide, con buccia resistente, di colore blu intenso. La vigoria è buona, la produttività abbondante, la maturazione tardiva e va dal 15 ottobre al 10 novembre. L’antica tecnologia vinaria, come ricovero ideale per il mantenimento del vino, usava le grotte, numerose nel territorio; oggi l’affinamento è ottenuto in botti di rovere di Slavonia. 


Il comprensorio viticolo vero e proprio comprende il territorio collinare del Vulture, in provincia di Potenza. Qui il vitigno “aglianico” ha trovato un habitat favorevole e dà vita ad uno dei più grandi vini italiani, favorito dal clima, marcatamente continentale, dal terreno, di origine vulcanica, caratterizzato dalla presenza della marna argilloso-calcarea. La Doc, denominazione di origine controllata, è stata riconosciuta con decreto presidenziale del 18 febbraio 1971 e comprende l’intero territorio dei comuni di Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi e Genzano di Lucania.


In questi territori, la composizione lavica del suolo tradisce l’antica formazione vulcanica che ha dato luogo all’attuale gruppo montuoso, ma non mancano terreni ricchi di argilla, calcio e azoto. Qui, l’aglianico ha radici che crescono a quote abbastanza alte e combattono un clima a volte piuttosto rigido. Le annate passate, con la piovosità diffusa, continua e costante, hanno trasformato il volto della regione rendendola in un verde rigoglioso. Ma in vigna ha esasperato il lavoro per la continua rincorsa a prevenire, o bloccare, le infezioni fungine (pernospora, muffe), tuttavia il tufo che percorre in lungo e largo tutto il sottosuolo, ha svolto ancora una volta una funzione straordinaria. 


Ha assorbito gli eccessi di pioggia con la stessa capacità di restituire l’acqua per capillarità nei periodi di siccità e ha gratificato con la giusta umidità le piante. Le caratteristiche di questo vino sono: colore rosso rubino intenso, raffinato profumo fruttato di amarena, mirtillo, fraganza di violetta, tabacco, liquirizia. È elegante, armonico, strutturato, caldo, sapido, con lieve e vivacissima tannicità e vivace acidità. Tra i migliori aglianico della regione ricordiamo, tra gli altri: l’Aglianico del Vulture Vigna della Corona di “Tenuta Le Querce”, l’Aglianico del Vulture Don Anselmo di “Paternoster”, l’Aglianico del Vulture Vetusto del “Consorzio dei Viticoltori Associati del Vulture”, l’Aglianico del Vulture Ròinos, di “Eubea”, l’Aglianico del Vulture La Firma di “Cantine del Notaio”, l’Aglianico del Vulture Carato Venusio di “Cantine di Venosa”. L’altra zona vocata è in provincia di Matera, con i punti più importanti di Tricarico e Metaponto, dove i vitigni più diffusi sono: Italia, moscato d’Amburgo, zibibbo, baresana, utilizzati soprattutto per una interessante produzione di uva da tavola. 


E per l’Aglianico quella del 2008 si presenta come una stagione ricca da ogni punto di vista. Stante le ottime performance rilevate. La vendemmia 2008 sarà quantitativamente superiore del 5 per cento sull’annata 2007 e offrirà vini complessivamente più che buoni, con molte punte di ottimo e diverse di eccellente, soprattutto al Centro-Nord. Il tutto però a prezzi inferiori rispetto ad un anno fa, anche del 20 per cento, in diverse regioni del Nord, del Centro e del Sud. Questo è il commento, a raccolta ormai completata, di Assoenologi.


In Basilicata i dati rilevati sono molto confortanti: a fronte di una produzione 2007 di 2.052.000 ettolitri di vino, i dati di quest’anno sono sostanzialmente invariati, anzi a ben vedere presentano un lieve aumento di produzione con 2.060.000 ettolitri prodotti. Ma c’è di più: per l’agronomo Leonardo Valenti, professore di viticoltura dell’Università di Milano: “Le favorevoli condizioni di inizio autunno hanno permesso alle uve di raggiungere una buona maturazione, almeno nei casi dove i vigneti non sono stati colpiti da stress idrico. La 2008 dovrebbe essere un’annata interessante, decisamente “a macchi di leopardo”, come si dice in questi casi, con le uve bianche un po’ più problematiche per una certa carenza di azoto, che ha originato qualche blocco di fermentazione e conseguente residuo zuccherino. Un’annata - continua Valenti - che è stata senza dubbio impegnativa in campo, ma che poi ha potuto essere ben controllata in cantina. Vedo risultati molto convincenti sui vitigni a bacca rossa come, per esempio, gli Aglianico, della Basilicata soprattutto”.


“Chi dopo il vino parla più di armi gravose o di sua povertà?”. E in un momento di crisi economica come quello che sta vivendo per la prima volta nella sua storia l’Europa, le parole del poeta venosino Orazio, nell’Ode a Varo (1,18), non possono che essere da conforto.


Fonte: www.basilicatanet.it


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